Un assaggio dal libro First Class

Sei sempre di fretta, vorresti passare più tempo con i tuoi cari senza sentirti in colpa per il lavoro e lavorare senza sentirti in colpa per i tuoi cari. È un cane che si morde la coda.

È questo il tema del mio nuovo libro: il protagonista, incontrando un milionario su un volo Milano-New York, per puro caso, scopre come uscire da questo labirinto, apparentemente senza uscita; da una vita di molti doveri e quasi nessuna libertà.

Il tuo tempo è una risorsa scarsa e preziosa: hai il diritto di spenderlo facendo ciò che ti fa stare bene, facendo ciò che vuoi davvero, con chi vuoi tu.
È un diritto, ma anche un dovere verso te stesso e la tua felicità.

Ho pensato di darti un assaggio di First Class, per introdurti nel mondo del protagonista, Andrea, che forse è anche il tuo mondo.

La coaching ad alta quota di questo romanzo e tutti i miei consigli, sono proprio per te.

“Finalmente, un colpo di fortuna. Dopo più di tre anni, per la precisione trentanove mesi e sedici giorni dal mio primo volo intercontinentale per lavoro, la carta frequent flyer ha fatto sfoggio della sua utilità. Per una volta la costanza ha pagato: mi sono aggiudicato un upgrade in First. Niente lounge con divanetti degli anni Novanta, che ancora esalano quel vago odore di bruciacchiato da sigaretta: finalmente una sala d’attesa con prese funzionanti, bicchieri di vetro, patatine fresche, persone che parlano sottovoce e musica soffusa.

Un giardino delle delizie. Potrei quasi godermelo. Mi piacerebbe, lo giuro. Ma la vita è così: prima ti prende a schiaffi, poi prova a sedurti. È che questo genere di seduzione, da qualsiasi angolazione la guardi, è proprio poca cosa. La poltrona più larga, lo champagnino in omaggio, una hostess che si ricorda il mio nome, e dovrei dimenticarmi che fino a quattro ore fa ero in ferie. Avevo chiesto un giorno, un solo maledetto lunedì.

Li vedo i miei colleghi, che fingono di non avere una vita: Anna simula emicranie devastanti tutte le volte che la baby-sitter non può andare a prendere suo figlio all’asilo; Giorgio appunta le cene con la moglie sul calendario aziendale nella speranza che, pensando debba uscire con un cliente, il boss lo dispensi dal risolvere l’ennesima emergenza l’unica sera al mese che passa fuori con lei. Dovrei imparare da loro. Invece no, 37 anni e non ho acquisito nemmeno le basi. Un cretino, ecco cosa sono. Come si fa a illudersi ancora che bastino impegno, chiarezza e trasparenza per ottenere le cose? “Come hai fatto tu a illuderti… non come si fa in generale…” direbbe giustamente Silvia. E avrebbe ragione.

C’è stata la volta della vacanza prenotata a gennaio e saltata ad agosto, il giorno prima della partenza, perché il consulente esterno strapagato al quale era stato affidato il piano marketing della label del sottomarchio del marchio non si era rivelato all’altezza. Mi avevano
lanciato il “Bat-segnale”: “Ti prego, solo tu puoi aiutarci”, e ovviamente ci ero cascato. D’accordo, nessuno rivede piani marketing bene come me, ma pensarci prima no?

È che io ci casco, cedo alla lusinga della gratificazione: potrei fare qualunque cosa per chi mi fa sentire indispensabile…
Non aver ancora imparato a dominare questo meccanismo è da cretini. Infatti, cosa sono se non un cretino? Guarda caso, era indispensabile che partissi il pomeriggio di Natale per Hong Kong, perché “il 26 sul volo non c’è posto, la riunione è il 27 e se non ci vai tu siamo finiti: preferisci che ti prenoti il 24 mattina o il 25 pomeriggio?”. Era indispensabile che terminassi le dieci, cento, mille serate con Silvia, a cena, a teatro, una volta anche a un concerto fuori città, scrivendo l’ultima email direttamente a letto, mentre lei si addormentava? “Scusa amore se ti disturbo con il picchiettare dei tasti, ma è davvero importante che mandi via questo report per domani mattina…” Cretino. Ho voluto lavorare per la multinazionale? Eccomi servito.

Dovevo immaginarlo che “sorpresa di compleanno alla compagna che vorrebbe lasciarmi perché sono sposato con il mio lavoro, weekend compresi, ma per mia grande fortuna ancora non l’ha fatto (forse perché incinta)” non fosse un motivo abbastanza valido per spostare di un giorno la riunione nella sede di New York.

Tutto diventa irrimandabile se a chiederlo sono io, un manager che di junior ormai ha solo lo stipendio. Dovevo capirlo che, dietro quella pacca sulla spalla e un rassicurante: “Romanticone! Vai tranquillo, ti capisco, anche per me e mia moglie a volte è stata dura”, si celava la solita presa in giro. E infatti… telefonata tattica all’ora del caffè: “Ciao caro, tutto bene? Ecco, senti, dobbiamo per forza anticipare la partenza, non siamo riusciti a spostare. No, ti prego, non dire niente: lo so, lo so, ti eri preso giustamente il lunedì, ma guarda, un disastro, se non vai tu non sappiamo chi mandare.

Lo sai anche tu quanto ci tiene il boss al progetto di New York. Cosa faccio, gli dico che vai o che fermiamo tutto?”.
Più che colpo di fortuna, questo upgrade deve essere una forma di compensazione della sfiga. Silvia mi odia, ma tutto va bene: sono partito e volo persino in First. Cosa si può volere di più dalla vita?…”

Vuoi sapere come continua la storia? Cosa scoprirà il protagonista? Cosa può cambiare per sempre la sua vita e la tua?

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È la storia di ogni coaching che ho fatto e che farò.

Alla tua Libertà Finanziaria!
Alfio Bardolla

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